Quanto dolore
…puo’ diventare
quell’afferrare altrui
come se fosse mio.
Intorno a me
…ne vedo tanto
che…pare invadere
come se io fossi spugna
assorbente il disagio
quello d’uno spreco esagerato
…di potenzialita’ negate
…di un’infelicita’ visibile
…di sguardi rivolti nel vuoto
…di parole e parole apparenti
dette con quell’aria di superficialita’
che mi fa male in modo eccessivo.
Esibizioni di quell’allegria
esibita come un obbligo
quasi una recita continua
d’un contorno falsato di verita’
che diventa “escamotage” esistenziale
pur di non dare importanza
agli irrisolti che seguitano a pulsare
senza alcun modo d’un ascoltarsi.
Quanto dolore resta li’
a sedimentare le perdite personali
in un viaggio vita cosi’ poco avvincente
per quell’avvilimento di percorrabilita’
conforme alle regole di massa
che negano a se stesse una rinascita…